BUC, ma sempre questa domanda ti fai? SI! Perchè correre ti porta a pensare, ad analizzarti dentro, a trovare delle risposte alle tue domande che ti assalgono.

Avevo già scritto qualcosa con questo titolo nel mese di Giugno, dove al termine della ResegUp sentivo dentro di me di aver raggiunto il mio obiettivo. Poi passato l’ estate, ma non la passione dentro di me, ho sentito la voglia di rimettermi subito in gioco, di dare un nuovo obiettivo a questa mia nuova vita.

Ho così deciso di provare ad affrontare quella che penso sia la consacrazione di un podista, la distanza per antonomasia, quella che alle orechie dei non runner viene udita come sinonimo di pazzia: la maratona

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Ma perchè corro? Ecco subito mi sono riposto questa domanda, subito nel momento che pensavo come prepararmi. Leggevo le tabelle di allenamento, le guardavo e cercavo di capire ma alla fine mi veniva sempre lo stesso dubbio: ma io corro per divertirmi o corro per professione? Guardi le tabelle e capisci che sono un lavoro, un rigido calendario di Km, tempi, date che non sta al mio modo di interpretare la corsa. Io devo essere libero di fare e scegliere quello che voglio fare. Così ho deciso di non fare diventare la corsa una malattia ma di continuare a pensarla e viverla come ho fatto. Ho così stracciato le tabelle e quasi per caso ho trovato una bellissima compagnia con due amici con i quali ho condiviso questo percorso di avvicinamento. Questi amici sono “Il Sacchi” e “Il Pier”, due persone con le quali mi piace passare alcune ore insieme correndo, ogni tanto parlando, ogni tanto guardando l’ orologio. Non ci sono piani, tabelle, calendari ma scambi di messaggi la mattina “oggi solito posto?” “Si”, “no”, “bo forse non lo so”, poi alla fine ci si trova al Taurus e si parte. Quanto e come lo si decide al momento o anche durante ( spesso “IlPier” dichiara una distanza ma poi, essendo lui sempre davanti, ci giunta la qualche KM 🙂 ).

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Capita però delle volte dove loro, giustamente, non hanno  (per adesso) la mia ambizione della 42 e allora capita che gli stimoli sono diversi. Capitano le domeniche mattina dove piove di brutto e guardi fuori dalla finestra. Un freddo cane, aria ,acqua. Ecco qui io mi sono girato più volte dall’ altra parte, lo ammetto. Ma dopo pochi minuti saltavo fuori dal letto, mi vestivo e scendevo. Indossavo le mie cuffie e andavo. Ma non era una tabella a dirmelo, ero io che avevo voglia di fare, era dentro di me la forza di uscire, non scritta su un foglio di carta.
E’ in quelle uscite che ti poni la domanda “ma perchè lo faccio?”. Io la risposta me la do in due secondi….LO FACCIO PERCHE’ MI PIACE! LO FACCIO PERCHE’ MI DIVERTE , PERCHE’ MI PIACE STARE IN COMPAGNIA, MA ANCHE PERCHE’ MI PIACE STARE SOLO CON ME STESSO!

Ma c’è anche un’ altra motivazione che mi spinge non tanto a correre ma a tentare di fare la mia maratona, forse la motivazione più importante. Papà non ha mai apprezzato i miei eccessi, la mia pazzia su tante cose. Ma non sulla corsa. Mi diceva stai attento, non esagerare ma sapere cosa facevo, come stavo, come andava era negli ultimi tempi il suo pensiero. Non me lo ha mai detto ma sono sicuro che pensarmi a correre una maratona fosse un suo sogno. Avere due maratoneti in casa per lui una soddisfazione. Il secondo poi penso che mai e poi mai avrebbe pensato di averlo!

ECCO PERCHE’ CORRO! così ho vissuto la mia preparazione, in allegria e libertà. Forse non finirò la mia maratona, ci può anche stare, ma di sicuro ho vissuto bene il percorso. Non dico che mi sono preparato bene, dico che l’ ho vissuto bene.

 

 

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