20141216_204016Sembra una frase fatta ma non lo è. L’aver ripensato tutto il mio approccio con lo sport ed aver riaperto le porte a discipline integrative alla corsa mi ha fatto riscoprire quello che è stato un mio primo amore di infanzia: il ciclismo.

Si dovete saperlo che prima di diventare BUC 1.0 (il ciccione) ero un discreto sportivo e i miei sport erano la bici e lo sci affiancato, ma non c’è mia stato amore, con il nuoto.

Ebbene l’essere tornato alla biga mi ha fatto riassaporare sensazioni del passato. Proprio ieri facevo il giro della Valsassina e mentre pedalavo rivivevo dei flashback molto belli. Ripensavo al mio babbo, alla pedalate insieme, all’ andare in giro io lui e Miglio. Il mio babbo penso ( ma non ho mai appurato bene questa cosa) non amasse la bici ma se la faceva piacere per stare con me. Non era sempre con me in giro, andava a periodi ma spesso uscivamo io e lui, lui mi faceva da guida ma in realtà si faceva guidare, veniva dove io volevo per stare con me. Ricordo il giro della Valsassina a tappe, nel senso che io ogni tot mi fermavo e lo aspettavo, ripartivamo insieme e poi lui mi diceva” vai che io intanto ammiro un poco  il panorama, non preoccuparti tu vai che io sono appena appena dietro” e poi ci rincontravamo ad ogni tappa della via crucis. Penso che se a quel tempo fossero esistiti i GPS la mia Valsassina si potesse quantificare in almeno 10/15 Km più della sua. Arrivavamo a casa che lui sorrideva ma lo faceva per una emiparesi muscolare, nel senso che probabilmente anche i muscoli della mascella gli dolevano e quella era la posizione che gli dava meno fastidio. Ricordo che i pomeriggi post bici lui doveva lavorare…… ma ora che ci penso meglio secondo me non lavorava ma era un modo per stare seduto senza che nessuno gli rompesse a fare decantare l’acido lattico. Ricordo quando sulla Valbrona si è accasciato a bordo strada per colpa mia, nel senso che mi aveva lanciato una sfida e pur di non mollarmi era arrivato penso ai battiti di un vaporetto e, all’ altezza delle villette, aveva accostato con la scusa di fare una pisciata e si era praticamente accasciato. Il Miglio gli diede dello zucchero ( dovete sapere che il Miglio, che vi presento dopo, aveva delle maglie secondo me miracolose nel senso che nelle sue tasche c’era di tutto, dai cacciavite alla banana e lo zucchero) Con disinvoltura era poi rimontato in sella con me e miglio a scortarlo e ricordo benissimo che 20 metri prima della fontana ci aveva presi alla sprovvista con uno scatto per vincere lui la sfida. Poi un mattina del 1992 una moto lo ha steso sull’asfalto e  li finì la sua carriera ciclistica come finì la vita della sua mitica ROSSIN Rossa, piegata ed accartocciata.
In questi giri c’era sempre quello che per me è ad tutt’oggi il mio secondo papa, una persona molto importante nella mia vita, con la quale ho vissuto tante esperienze: il mitico Emilio “MIGLIO” Corti, per me un “babbo2”.

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Io Miglio. Prego notare l’abbigliamento. La mia era uno degli ultimi ritrovati della scienza ( nylon allo stato puro!!). Normalmente usavamo la maglia come quella di miglio del mitico VeloClub Oggiono che era rigorosamente in LANA!

Non voglio spiegare perché l’ho eletto mio “babbo 2” ma voglio solo ricordare che se vado in bici lo devo a lui che da quando avevo 8 anni mi ha scarrozzato a destra e manca. Con lui le prime gite in moto a vedere i giri d’Italia ( mitica la volta che all’ Aprica ci siamo finiti fotografi e siamo riusciti  salire dal passo chiuso) con lui le prime garette organizzate dalla Black&Decker, lui il mio meccanico che riusciva sempre a sistemarmi il mezzo. Lui che mi ha fatto pigliare uno spavento della madonna quando mi ha fatto chiamare ( nota bene me e non la moglie altrimenti si preoccupava) quando è andato da solo in bici  in Pronto Soccorso con un’infarto e si incazzava perché non lo volevano lasciare andare e lui doveva portare a casa la bici ( nota bene che mi ha chiamato non per dirmi che era in pronto soccorso con un’infarto ma per dirmi di recuperargli il mezzo che aveva paura che ce lo fregassero!).

Lui e Itala  due bellissime persone che ancora oggi, anche se li vedo poco, so di poterci contare al 100%, se ho un problema basta chiamarli e Miglio interviene così come interverrebbe il mio babbo…..se solo potesse ancora.

La bici per me oggi sta tornando un passione, una passione che si trascina tanta storia e tante storie che mi riempiono il cuore. E questo lo devo a voi due PAPA, al mio vero e unico ma anche a te Miglio, che mi hai messo una bici sotto le chiappe che ero bambino e che ancora oggi sei per me un riferimento.

Ps: Non lo nascondo che ieri salendo da Bellano avevo le lacrime agli occhi pedalando da solo  pensando a te papà….ai momenti insieme che purtroppo ormai tre anni fa si sono interrotti.

 

 

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