Ieri se ne è andato un uomo che è entrato nella mia vita 12 anni fa, un uomo che non molti lo hanno compreso, meno ancora hanno avuto il coraggio di confrontarsi con lui apertamente, pochissimi hanno avuto il coraggio di dirgli realmente quello che pensavano sui suoi modi, sulle sue scelte, sul suo essere.

Io avuto il piacere, l’ onore e l’onere di aver avuto con lui un rapporto sincero, un rapporto che andava oltre il suo essere prete, un rapporto da amico, un amico serio, sincero e limpido.

image.jpg Te ne sei andato così, senza salutarmi, senza dire nulla. Te ne sei andato in silenzio, studiando la tua uscita, lasciando messaggi che non facessero intendere la realtà dei fatti.

Ti ho visto a metà Ottobre. Ti ho visto stanco, troppo stanco. Ti ho visto magro, troppo magro. Ti ho chiesto come andava. Mi hai risposto come sempre veloce, con tono importante in modo da non dare quasi possibilità di replica, come tuo solito. Mi hai detto che la chemio non riposa ne tantomeno fa ingrassare, ma che così era! Non mi hai lasciato replicare, hai cambiato argomento andando dritto dove sapevi che ti avrei seguito. Abbiamo parlato di montagna, di Grigna, di Segantini. Ma ne parlavi al passato, cosa che non avevi mai fatto.

Ti ho spiato in Segantini durante i primi giorni della tua convalescenza. Salivo dal sentiero e guardavo la finestra. Tra le tende ti vedevo. Alzavo il braccio e ti salutavo. Non mi serviva, anzi non volevo, che mi vedessi.E se qualcuno di chi era con te  mi vedeva dalla finestra, ripartivo a correre.
Non sono entrato a salutarti! lo sai perché? Semplice.
Se te ne sei andato in Segantini era perchè non volevi che ti rompessero le palle! Io ero un privilegiato che ti avevo sgamato. Passavo di li per allenarmi e ti salutavo. Per me era abbastanza…e penso che anche per te!

Io e te non eravamo uguali, anzi forse il nostro essere opposti è stata la chiave del nostro rapporto. Tu ligio alle regole canoniche, io l’ opposto. Tu sapevi da sempre che in chiesa mi vedevi poco, sapevi ma non condividevi il mio punto di vista.
Mi avevi cazziato di brutto per la mia frase ( copiata da Nansen) “E’ meglio andare per monti e pensare a Dio, che andare in chiesa e pensare ad andare per monti”. Si mi avevi razziato ma alla fine mi avevi dato un buffetto e avevi sorriso…quasi a dirmi ” Barlafus, va be…piuttost che negot al va be anca isce”
I nostri incontri erano veloci ma belli. Poche parole. Quelle che servivano. Segni più che parole. I più belli la mattina presto. tu sulla panchina davanti a casa. Io che partivo per andare ai monti.

Tanti aneddoti avrei…tante discussioni ( anche pesanti)….tante frecciatine reciproche. Tu per farmi capire che avevi notato la mia latitanza più prolungata del solito, io per farti capire che nei miei intervalli di latitanza quando venivo a messa mi facevi venire il latte alle ginocchia con le tue prediche infinite. Ti incazzavi quando ti dicevo che potevi dire le stesse cose in 10 minuti e che la gente le capiva meglio.

Durante la malattia di papà ho avuto in te un amico importante. Pochi incontri, poche parole, tanti significati. Davanti ai miei perché non tante cose di chiesa o filosofia. Un “così e! e nulla puoi fare! Cerca il lato bello se lo trovi, cercalo in fondo fondo. E vivi ogni momento in più che il signore ti darà!”. Grazie a te ho vissuto la fine come un nuovo inizio, ho avuto modo di cercare il bello perché il bello c’era! E il bello era lui, il mio papà. Ho vissuto 10 mesi con lui e per lui, anzi no…per noi.

Piango ancora…non so se di gioia o di rabbia. Forse di tutte e due! Rabbia perché lui non c’è più!!Rabbia perché tu non ci sei più!!! Gioia perché dentro di me ho il bello che lui mi ha dato! Gioia perché dentro di me ho il ricordo  di te, senza il quale non avrai avuto il bello ma solo rabbia.

Con le lacrime agli occhi spero tanto che Matteo e Cecilia sappiano trovare il bello come l’ho trovato io. Spero di essere in grado di dare loro tanto bello almeno quanto ne ho ricevuto.

Ciao Achille. Ciao don.

Si Achille, non solo don. Non è mancanza di rispetto come taluni sicuramente diranno, anzi! Perché tu per me prima che parroco sei stato amico e gli amici io li chiamo per nome! Un amico duro, indubbiamente. Ma un amico sincero.

Salutami il tuo coscritto e digli che io il bello lo porto con me tutti i giorni!

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