Ogni tanto penso con tristezza ma anche dolcezza alla mia gioventù, quando papà mi portava in montagna o fare gare. Vivo il ricordo di essere con lui, ma fino a poco tempo fa faticavo a capire cosa significasse anche per lui. Poi un giorno diventi anche tu padre e i tuoi piccoli crescono, cominciano ad essere indipendenti e a vivere la loro vita, le loro gioie, dolori, soddisfazioni e  sconfitte.

Domenica ho vissuto insieme tante di queste emozioni. Ho visto Matteo gareggiare e vincere, ho visto i suoi occhi felici di gioia ma distrutti per aver dato tutto quello che aveva. Ha vinto non la gara che lui ha sempre pensato di poter vincere ma quella dove invece ha creduto che magari  un giorno sarebbe riuscito a vincere. Ha avuto il coraggio e la forza di mettersi in gioco, di sfidare se stesso. Non la scelta facile ma la scelta più difficile, mettersi in gioco nella gara dove devi saper dare in tutti gli stili, vincendo i 200 misti. l’ho visto andare avanti, mantenere la posizione , farsi riprendere e consentitemi tirar fuori le palle. Alla virata dei 150 si è voltato, ha visto il suo avversario virare con lui, ha virato e già in uscita capivi che avrebbe vinto. Ha dato tutto nelle ultime due, a sputato fuori tutto quello che aveva. Ha picchiato le due mani sul bordo, ha abbracciato la corsia e cercato il suo allenatore con gli occhi. Il sorriso dello “Yeti” e il pollice alzato l’hanno liberato, ha alzato gli occhi e mi ha sorriso. un gesto innocente per lui, una gioia per me. E li capisci cosa significa essere padre.

Grazie Matteo di aver preso il bello della vita, la voglia di lottare e di mettersi in gioco. Il nonno dall’alto ti osserva e sono certo che è contentissimo. Lui è sempre li che ti guarda e spesso, come dici tu, ti aiuta e parla. Grazie papà, grazie di avermi insegnato la vita e spero di riuscire a fare lo stesso con i miei.

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