Alla fine aveva ragione (ancora) il mio babbo

Il mio babbo mi diceva che a lui la vita aveva insegnato a lasciare passare, seguire l’onda, adeguarsi al resto del mondo. Che le battaglie di fino erano un massacro annunciato perché difficilmente il mondo comprende il tuo spirito.

Diceva che bisognava saper discriminare le cose per le quali valeva la pena spendersi e quali no. Cercava sempre di farmi capire che non serviva essere puntiglioso su tutto, che a volte bisogna sbattersene le palle e far finta di nulla, recepire le informazioni e lasciare che gli eventi vadano come è senza farsi troppe domande, soprattutto quando non sono cose che ti toccano in prima persona.

Dopo anni devo nuovamente dire che alla fine aveva ragione. Alla fine è tutto vero. Spesso l’essere preciso non viene visto come uno sforzo per fare al meglio delle tue possibilità una cosa, ma come il rompicoglioni che non vuole fare qualcosa o che vuole sempre farla come dice lui. Se poi hai un carattere irruento e di merda come il mio il gioco è semplificato.

Forse è davvero giunto il momento nella mia vita di cominciare davvero a fare tesoro e cominciare a mettere in pratica.

OBIETTIVO

  • Un buon obiettivo deve essere scritto in positivo.
  • Un buon obiettivo deve essere specifico.
  • Un buon obiettivo deve essere inserito in un contesto temporale.
  • Un buon obiettivo deve essere misurabile.
  • Un buon obiettivo deve dipendere dalla nostra responsabilità

Rosetta Skyrace 2021: perchè sono felice

Domenica dopo 2 anni ho rimesso il pettorale di una skyrace. E’ finita al Km 12 circa con 1700 D+ escluso al cancello orario, in preda a crampi che difficilmente dimenticherò. Non ero (ne sono) minimamente preparato per affrontare una skyrace ma sono contenuto, devo dire che ne è valsa tutta la pena e vi spiego anche il perché.

I motivi sono tanti ma ne evidenzio due, uno generale e uno personale.

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Ciao Rusky

“La morte non è niente. Non conta. Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.Non è successo nulla. Tutto resta esattamente come era. Io sono io e tu sei tu e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il vecchio nome familiare. Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.Non cambiare tono di voce, Non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Sorridi, pensa a me e prega per me. Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima. Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto. È la stessa di prima, C’è una continuità che non si spezza. Cos’è questa morte se non un incidente insignificante? Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Va tutto bene; nulla è perduto. Un breve istante e tutto sarà come prima. E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo”.

“Vogliamo ricordarti così, con il tuo entusiasmo travolgente, con la tua voglia di sorridere e ridere sempre nonostante tutto. L’amore per Riccardo e Federico siano la forza e l’esempio per ognuno di noi per continuare a vivere una vita senza di te”. Il gruppo dei consiglieri Grignetta Asd

Non ho molto da aggiungere Rusky….
4 giorni fa scrivevi su Facebook “Credo ancora nel ‘ciao come stai’ come segno di rispetto, di presenza, di interesse. Altre forme più moderne, mi sono completamente estranee.” Nulla vorrei oggi più che chiedere gli occhi, riaprirli e trovarti davanti e dirti ” Ciao Andre, come stai? Sei in formissima” Ma no…non posso più…

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L’anno che verrà

E’ passato un anno da quella maledetta sera, quella sera dove dal Sabato mattina alla Domenica sera è cambiata la nostra storia, dove quello che sarebbe venuto non lo avevamo mai potuto neanche pensare se non in qualche strano film di fantascienza. Dall’ essere seduti ad un bar dopo una sciata ad essere seduti a guardare la scuola che chiude, le attività che si fermano, preludio a quella cosa che oggi nominiamo con normalità ma che fino ad allora manco sapevamo cosa fosse, il LOCKDOWN.

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